Bocciati 19 articoli del Codice del Turismo per eccesso di delega

La Corte Costituzionale ha censurato 19 articoli del Codice del turismo sostenendo che l'intervento legislativo realizzato con il d.lgs. n.79/2011 abbia travalicato il contenuto della delega che consentiva esclusivamente il riordino delle leggi esistenti in materia di turismo.

Il decreto legislativo 23 maggio 2011 n. 79, pubblicato in G.U. giugno 2011, era stato varato dal Governo con l'intenzione di promuovere il mercato del turismo e rafforzare la tutela del consumatore.

Esso risulta caratterizzato da due interventi normativi: il primo, recante il Codice del turismo (il quale costituisce l'allegato primo del decreto legislativo n.79/2011), realizzato attraverso il coordinamento sistematico delle disposizioni normative vigenti nel settore; il secondo, di recepimento della Direttiva 2008/122/CE relativa ai contratti di multiproprietà, ai contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e ai contratti di rivendita e scambio.

Il nuovo Codice del turismo nelle originarie intenzioni doveva quindi riunire tutte le leggi precedentemente emanate relative al settore turistico in un unico corpo normativo. La Corte Costituzionale nella Sentenza n. 80/2012, depositata il 5 aprile, ha accolto il ricorso che era stato avanzato da alcune Regioni italiane che avevano impugnato alcune parti del suddetto Testo sostenendo l'avvenuta "invasione" in talune materie di competenza regionale.

La Corte ha quindi concluso che – sulla base delle precedenti considerazioni –si deve ritenere che la questione prospettata sia non solo ammissibile – in quanto l'asserita violazione degli artt. 76 e 77, primo comma, Cost. ridonda, in tutta evidenza, nella lesione della competenza legislativa residuale regionale in materia di turismo – ma anche fondata, per carenza di delega, limitatamente alle parole «necessarie all'esercizio unitario delle funzioni amministrative» e «ed altre norme in materia».

Nelle ultime ore sono giunti diversi commenti da parte di diverse associazioni di categoria rappresentative del mondo imprenditoriale, le quali avevano lamentato uno scarso coinvolgimento in fase di stesura del corpo normativo, e per questo: "La sentenza della Corte Costituzionale è una sconfitta per tutti e le motivazioni che hanno portato alla bocciatura del Codice del Turismo sono le stesse che portate all'attenzione del Ministero quando il Codice fu presentato alle imprese".

Per informazioni rivolgersi all'Associazione degli Industriali della Sardegna Centrale
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