Rapporto sullo sviluppo delle FER nelle regioni del Sud Italia

I motivi per cui, in Italia più che in altri paesi, il raggiungimento delle molteplici sostenibilità (non solo) nei settori energetico ed ambientale, è più complicato sono da ricercarsi nel fatto che, fin dall'inizio, il diritto dell'ambiente (e, in seguito, quello dell'energia, che con il primo presenta molti punti di contatto e ha dato vita ad un complesso intreccio normativo) si è caratterizzato per la sua perenne precarietà.

I motivi per cui, in Italia più che in altri paesi, il raggiungimento delle molteplici sostenibilità (non solo) nei settori energetico ed ambientale, è più complicato sono da ricercarsi nel fatto che, fin dall'inizio, il diritto dell'ambiente (e, in seguito, quello dell'energia, che con il primo presenta molti punti di contatto e ha dato vita ad un complesso intreccio normativo) si è caratterizzato per la sua perenne precarietà, a causa:

• delle infinite emergenze ambientali da tamponare, di volta in volta, con provvedimenti ad hoc, privi di visione sistematica e unitaria;

• della difficoltà di definire con precisione alcuni concetti chiave;

• delle continue innovazioni tecnologiche, che hanno costretto (e costringeranno) spesso i legislatori a rivedere i concetti posti alla base delle normative energetico-ambientali che, anche sulla presenza di quelle tecnologie, basavano la loro costruzione amministrativo-burocratico-sanzionatoria;

• degli ostacoli connessi alle barriere di natura:

- giuridico-amministrativa. Il generale disorientamento politico-normativo ha spesso condotto le amministrazioni competenti ad adottare prescrizioni apertamente limitative dal punto di vista temporale (moratorie e prolungati silenzi), quantitativo (eccessivi limiti alla localizzazione o alla potenza massima installabile) o qualitativo (assoggettamento a concessione di un'attività definita dalla legge come "libera");

- economico finanziaria. La mancanza di una coerente e autorevole programmazione energetica ha fatto sì che il sistema di incentivi economici e finanziari, che sicuramente ha contribuito al boom delle rinnovabili, si sia sviluppato in assenza di una politica unitaria di sostegno all'intera filiera industriale delle rinnovabili;

- tecnico-infrastrutturale (le difficoltà di "confinare" la maggior parte degli eventi, oggetto del diritto ambientale, in un preciso ambito territoriale; l'impossibilità di regolare separatamente "libertà contrapposte" – come quella economica – o interessi connessi, ma parzialmente divergenti – per citarne solo alcune: l'energia, la tutela della salute, il governo del territorio, la caccia, la pesca, la valorizzazione dei beni ambientali, oggetto di potestà normative ripartite fra diversi livelli di competenza esclusiva statale, regionale concorrente, regionale residuale – ; l'insufficienza delle strutture di rete);

- socio-culturale (la scarsa considerazione di cui, fino ad oggi, ha goduto il tema del risparmio energetico; la sindrome NIMBY – Not In My Back Yard – "non nel mio giardino" – figlia (anche) di una malintesa concezione circa la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e dell'accesso alla giustizia in materia ambientale; la sindrome BANANA, "Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything).

Ma ciò che ha contribuito – e continua a contribuire – maggiormente a rendere il sistema (forse) più semplificato, ma di sicuro non semplice, è la politica energetico-ambientale perseguita dai governi che si sono succeduti nel tempo, che non ha brillato per chiarezza, lungimiranza, coerenza, sistematicità, e ha partorito una normativa energetico-ambientale che ha:

- creato un complesso riparto di competenze, distribuite dal legislatore ai diversi livelli territoriali, dando vita ad una "disparità di trattamento nello spazio";

- continuato a sovrapporre norme transitorie, deroghe, proroghe, eccezioni, rinvii, attese, che hanno dato vita a "discipline parallele", creando "disparità di trattamento nel tempo".

L'Italia, in sostanza, anche nel settore delle rinnovabili, è un Paese a velocità variabili, con forti divergenze contenutistiche, come dimostrano le differenti (e per certi versi divergenti) scelte normative regionali relative alla localizzazione degli IAFR.

A confermare questa sensazione arriva il "rapporto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del mezzogiorno" (fondazione "Cercare ancora") che, nonostante siano le più "attraenti" per lo sviluppo della filiera rinnovabile in Italia (specie per quanto riguarda l'eolico e il fotovoltaico), devono confrontarsi con diversi problemi come l'inadeguatezza della rete, l'assenza di una programmazione coerente a livello regionale e centrale e l'incertezza normativa e dei processi autorizzativi.

Per informazioni rivolgersi all'Associazione degli Industriali della Sardegna Centrale
Referente: Massimo Mereu - Comunicazione Associativa
Telefono: 0784 233311
Fax: 0784 233301
E-mail: m.mereu@assindnu.it

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