AGROALIMENTARE | L'UE introduce l'Indicazione di qualità "Prodotto di montagna"

 

L'Unione Europea introduce l'Indicazione di qualità "Prodotto di montagna"

 

Oltre alle IGP, DOP e STG negli scaffali dei supermercati sarà presto possibile trovare anche l’indicazione “Prodotto di montagna”, una novità nel panorama delle produzioni agroalimentari di qualità riconosciute dall’Unione Europea.

Per la prima volta l’UE ha ritenuto infatti opportuno introdurre e normare un secondo ordine “semplificato” di regimi di qualità agroalimentari capaci di conferire valore aggiunto ai prodotti agroalimentari.

L'indicazione di qualità si potrà utilizzare su base volontaria, e si aggiunge alle indicazioni di qualità da tempo già definite delle DOP - Denominazioni di Origine Protette, delle IGP - Indicazioni Geografiche Protette e STG - delle Specialità Tradizionali Garantite, riunite peraltro ora in un unico regolamento. 

Tale indicazione facoltativa "Prodotto di montagna" è stata istituita a livello comunitario con il Regolamento (UE) N. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (articolo 31). Nei mesi scorsi il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF) ha provveduto a definire le modalità di attuazione a livello nazionale fissando gli obblighi a carico degli operatori e le procedure di competenza delle Regioni, che a loro volta potranno definire ulteriori procedure operative.

Come si definisce un prodotto di montagna

In base a quanto stabilito dall'UE, l’indicazione “Prodotto di montagna” può essere utilizzata unicamente per descrivere i prodotti destinati al consumo umano elencati nell’Allegato I del Trattato dell’Unione Europea (ALL. 2 Elenco prodotti) per i quali:

  • sia le materie prime che gli alimenti per animali provengono essenzialmente da zone di montagna;
  • nel caso dei prodotti trasformati, anche la trasformazione, compresa la stagionatura e la maturazione, ha luogo in zone di montagna.

Nonostante sia stato inserito nel regolamento sui regimi di qualità, tale strumento non funziona come un vero e proprio “regime” nel senso tecnico del termine, in quanto non prevede disciplinari di produzione e, di conseguenza, l’attività di Organismi di controllo volti a certificarne la corretta applicazione (principio che sta invece alla base delle DOP, delle IGP, delle STG ecc.).

L’indicazione “prodotto di montagna” può essere utilizzata in relazione a tutti quei prodotti provenienti dalle aree montane del territorio dell’Unione (individuate dai singoli Stati) che rispettano regole comuni definite a livello comunitario; sarà responsabilità degli operatori dimostrare di aver rispettato queste regole nel momento in cui avvengono i controlli.

I requisiti necessari per utilizzare tale indicazione, e le eventuali deroghe applicabili, sono stati specificati nel Regolamento delegato (UE) N. 665/2014:

  • Per i prodotti di origine animale: gli animali devono aver trascorso almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita in zona di montagna mentre, nel caso di animali transumanti, devono aver trascorso almeno un quarto del loro ciclo di vita in pascoli di transumanza nelle zone montane.
  • Relativamente ai mangimi: la proporzione della dieta annuale degli animali allevati, espressa in percentuale di materia secca deve essere almeno il 50% (25% per i suini e 60% per i ruminanti).
  • Per i prodotti dell’apicoltura: le api devono aver raccolto il nettare e il polline esclusivamente in zona di montagna; lo zucchero utilizzato per l’alimentazione delle api non deve obbligatoriamente provenire da zone di montagna.
  • Per i prodotti di origine vegetale: le piante devono essere coltivate unicamente in zona di montagna.
  • Relativamente agli ingredienti: i prodotti non compresi nell’allegato I del Trattato, erbe, spezie e zucchero possono provenire da zone non montane purché non rappresentino più del 50% del peso totale degli ingredienti.

Per quanto riguarda le operazioni di trasformazione: la produzione di latte alimentare e prodotti lattiero caseari (esclusivamente per gli impianti già in funzione al 3 gennaio 2013), la macellazione di animali e il sezionamento e disossamento delle carcasse e la spremitura dell’olio di oliva possono aver luogo al di fuori delle zone di montagna purché la distanza degli impianti dal confine amministrativo di tali zone non superi i 30 km.

 

»»» Gli obblighi per i produttori


Col Decreto 26 luglio 2017 il MIPAAF ha provveduto a specificare il recepimento delle deroghe previste dal Reg. 665/2014; ha inoltre definito gli adempimenti per i produttori e le modalità di attuazione delle attività di monitoraggio e controllo.

In merito alle deroghe il Decreto ministeriale stabilisce che la distanza tra confine amministrativo delle zone di montagna e stabilimento di trasformazione possa essere di 30 km per le attività di macellazione di animali e sezionamento e disossamento delle carcasse e per la spremitura dell’olio di oliva mentre viene ridotta a 10 km per le attività di trasformazione per la produzione di latte e prodotti lattiero caseari.

 

Inoltre i produttori sono tenuti a:

  • adempiere alle prescrizioni previste in tema di rintracciabilità di cui al Reg. (CE) N. 178/2002, in modo da consentire la rintracciabilità dei prodotti, delle materie prime e dei mangimi; la documentazione giustificativa deve essere resa disponibile, su richiesta, agli Organi di controllo;
  • compilare e trasmettere alla Regione, almeno 30 giorni prima dell’inizio dell’utilizzo dell’indicazione “prodotto di montagna”, il modello (ALL 1) al Decreto (o così come eventualmente modificato dalla Regione competente); nel caso di avvalimento delle deroghe circa le operazioni di trasformazione il modello deve essere inoltrato per conoscenza anche al Ministero. 

»»» Attività di controllo

Le attività di controllo sono svolte dal Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione delle frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), dalle Regioni e Province autonome e dagli altri Organi di controllo ufficiali.

Le sanzioni amministrative previste sono quelle di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 e smi, ove applicabili.

Il Ministero ha infine istituito un logo unico nazionale per identificare tutte le produzioni che, a livello italiano, utilizzeranno l’indicazione “prodotto di montagna”.

 

Per informazioni rivolgersi all'Associazione degli Industriali della Sardegna Centrale
Referente: Francesca Puddu - Comunicazione Associativa
Telefono: 0784 233311
Fax: 0784 233301
E-mail: f.puddu@assindnu.it
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